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Da queste quattro forme "classiche" sono derivate poi tutte le altre, alcune delle quali molto artefatte che, in fin dei conti, non sono altro che l'elaborazione più o meno fantasiosa di quelle appena esaminate.

GALLEGGIANTI DA BOLOGNESE

Tali galleggianti servono soprattutto per lanciate lontano a 25-30 metri da riva, il che significa ben oltre il tiro di una canna fissa. Per lanciare lontano occorre una discreta grammatura quindi la prima caratteristica di questo tipo di galleggiante sarà la sua notevole portata di piombo (di solito dai 3 ai 10-12 grammi). La forma dei galleggianti da bolognese è di solito a goccia ingrossata verso il basso. Lo spostamento del baricentro verso il basso, fa sì che, durante il lancio, non si formino dei grovigli spesso inestricabili.

Per chiudere il discorso sui galleggianti all'italiana, ti consiglio di abituarti a pescare sempre con le solite due o tre forme, provando e riprovando, fino a conoscere ogni "sospiro" di lui.

GALLEGGIANTI SCORREVOLI

Fino ad ora abbiamo visto i galleggianti "fissi" ma ci sono anche quelli "scorrevoli", sui quali il filo non è fissato ma scorre dentro i due anellini esterni al corpo. Questo tipo di galleggiante ci permette di pescare con corte bolognese di 3-4-5 metri e di avere un fondo superiore alla lunghezza della canna. Per fissare il galleggiante all'altezza del fondo, basterà mettere sulla lenza un piccolo fiocco di lana alla distanza voluta. I galleggianti scorrevoli si usano soprattutto nei grandi laghi, quando si pesca il cavedano anche a 10-12 metri di profondità.

La forma a pera, più o meno allungata con l'asta inferiore metallica o in tonchino, è forse la più usata e conosciuta. Va molto bene quando si deve pescare con l'esca che strisci sul fondo. La forma a "pera" essendo un po' grossa in testa, tiene bene l'acqua, segnalandoci la presenza di un fondo sconnesso senza affondare in continuazione.
La forma a goccia, detta anche impropriamente a "pera rovesciata", si presenta bene quando si deve pescare con il fondo misurato preciso o a poche dita da lui. La deriva deve essere sempre in acciaio inox.
La forma a fuso o penna, elaborazione artefatta della gloriosa penna d'istrice. è ottima per la pesca in acque lentissime o ferme che hanno un discreto fondale (sui 2 -3 metri).
La forma a pallina o sferica, è l'ideale per la pesca in acque veloci. In realtà, questo tipo di galleggiante è assai eclettico e, se ben tarato, si presenta bene per pescare anche in acque addirittura ferme.

La scelta del galleggiante che spesso racchiude la buona riuscita di un'uscita, è un momento molto delicato che il pescatore deve ponderare perché ogni tipo di pesca e d'acqua hanno il suo galleggiante ideale. Esso ha tre principali funzioni:

1. segnalarci l'abboccata; (è il galleggiante a dirci quando l'esca è in bocca al pesce comunicandoci in superficie quando è il momento di ferrare). Questa comunicazione avviene in varie maniere: con affondamento repentino o lento, con sussulti, con tremolii, con spostamenti laterali, alzandosi, ecc.

2. Sostenere la nostra esca alla profondità voluta.

3. Portare la quantità di piombo, che deve essere adeguata alla velocità dell'acqua.

A scanso d'equivoci è meglio chiarire che il galleggiante non è un accessorio facoltativo, bensì indispensabile.

Oggi sul mercato troviamo galleggianti ideati per tutte le pesche costruiti con balsa d'ottima qualità. Sia la verniciatura sia la lavorazione a mano fa sì che questi siano perfetti nelle loro svariatissime forme.

La forma del galleggiante varia secondo il tipo d'acqua dove eserciteremo la nostra azione di pesca. In linea di massima, si può affermare che in acque veloci vanno bene quei galleggianti che hanno una forma raccolta (goccia, pallina, ovetto), mentre nelle ferme dovremo usare quelli piuttosto allungati (penne, fuso, cono).

Analizziamo in profondità il galleggiante com'é fatto.

STRUTTURA

La struttura del galleggiante comprende :

· corpo; oggi costruito quasi esclusivamente in legno di balsa.

· anellino guida-filo; fatto di metallo sottilissimo, dovrà essere posto il più alto possibile sul corpo del galleggiante, in modo da evitare che, durante l'azione di "trattenuta", il galleggiante fuoriesca dall'acqua.

· la deriva; è il prolungamento del galleggiante che consente il fissaggio dello stesso sulla lenza. Sono utilizzati vari materiali per la sua costruzione, tra cui:

o Tonchino. Il galleggiante con la deriva in tonchino, è più adatto ad una piombatura fatta con degli styl o con i convenzionali pallini spaccati ben distribuiti lungo la lenza. Questo perché il tonchino è molto leggero e un galleggiante con questo tipo di deriva assume la posizione di pesca lentamente mentre i piombi affondano. Per questa ragione si tratta di un ottimo galleggiante per segnalare le abboccate in calata.

o Filo metallico. Le derive fatte in filo metallico sono probabilmente le più comuni, sono diritte e relativamente robuste rispetto al tonchino inoltre, il galleggiante è più stabile in acqua, prende la posizione di pesca rapidamente, cosa che rappresenta un vantaggio notevole in condizioni sfavorevoli.

o Carbonio. Per i galleggianti, il carbonio rappresenta una via di mezzo fra la deriva in tonchino e quella in filo metallico. Il carbonio è robusto, sottile e molto leggero. Come il tonchino, occorre del tempo perché si assesti in acqua e la piombatura può essere distribuita lungo la lenza per raccogliere l'abboccata anche in calata.

· l'astina di segnalazione; anch'essa ha un ruolo importante nell'azione di pesca, la troviamo con i seguenti materiali:

o nylon. La maggior parte delle aste per i galleggianti è fatta di nylon o plastica. Questo dipende dal fatto che è disponibile in vari diametri ed è leggera e robusta. Attenzione ai galleggianti con l'asta molto sottile: sono molto sensibili ma sono più difficili da vedere in distanza.

o Tonchino. L'astina in tonchino permette di vedere tutti i movimenti d'assestamento del galleggiante. Si può intuire facilmente se tutti i piombi sono giunti in posizione o se l'esca è stata intercettata da un pesce mentre la lenza è in calata.

o Filo metallico. Ideale per la massima sensibilità nell'indicazione dell'abboccata. L'asta di metallo è affondante e, una volta che il corpo del galleggiante è tarato perfettamente in modo che solo l'astina sia visibile, affonda al minimo tocco, però è anche più difficile da tarare perché anche una piccola turbolenza dell'acqua è sufficiente a farlo affondare.

o Carbonio. Queste sono molto sensibili e offrono gli stessi problemi delle aste in metallo. Spesso entrambi i materiali sono adoperati per un tratto unico dell'asta e della deriva passando attraverso tutto il corpo del galleggiante.

TIPOLOGIA DEI GALLEGGIANTI

Sul mercato troviamo varie forme di galleggianti che molte volte ci confondono le idee su quale scegliere: vediamo di capirne le forme e le misure che meglio si adattano alla pesca e alla tecnica che ci apprestiamo ad affrontare. Qui tratterò soli i galleggianti che riguardano le tecniche della pesca all'italiana, mentre per quelli per l'Inglese e della Roubaisienne vedi la relativa sezione.

GALLEGGIANTI DI PICCOLA PORTATA

Cominciamo col vedere i galleggianti di piccola portata, quelli che utilizzeremo per la cattura d'alborelle, triotti, scardolette, persici-sole. Di solito ci orienteremo sempre verso l'uso di forme allungate (a fuso, a penna, a cono)che oltre ad essere molto sensibili, sono anche molto lenti nell'entrare in pesca, permettendoci così di vedere bene anche le abboccate in "calata". Sui galleggianti, di solito, la grammatura è espressa da sigle come 4x16, 4x18 e così via. Esse stanno a significare che il galleggiante in questione regge 4 styls del n.° 16 (4x16), che corrispondono a circa 0,510 grammi (vedi tabella nel capitolo piombi).

GALLEGGIANTI DI MEDIA E GROSSA PORTATA

I galleggianti di media e grossa portata, sono quelli che utilizzeremo per la cattura dei pesci di taglia, come cavedani, savette, carpe, carassi, etc., pescandoli naturalmente alla "passata". Prima di scegliere che tipo di galleggiante usare dobbiamo pensare a due punti essenziali:

1. Quale specie di pesce si vuole insidiare;

2. Quale tipo di pesca si vuole attuare (a galla, a mezz'acqua, a strisciare sul fondo, etc.).

Fatta questa premessa necessaria, passiamo ad esaminare le quattro forme "classiche" ed il loro uso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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